Il cielo intero_II edizione: 25 novembre 2021, contro la violenza sulle donne

Per il secondo anno consecutivo SassiScritti ha ottenuto un contributo regionale per i progetti rivolti alla promozione e al conseguimento delle pari opportunità ed al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere [annualità 2021 – 2022 (Delibera n. 673/2021 – Determina n. 14573/2021)]. Stiamo dunque lavorando da alcuni mesi alla realizzazione di questa edizione de IL CIELO INTERO, un progetto che lo scorso hanno ci ha portato a realizzare una trasmissione radiofonica su RDM, la pubblicazione del libro “Il qui e l’altrove”, la realizzazione di un’installazione sonora ideata da Andrea Biagioli collocata presso il Comune di Marzabotto, una serie di laboratori di scrittura creativa. La prima edizione è riassunta qui.

Per questa seconda tappa siamo in rete con l’Associazione Orlando di Bologna, all’interno del progetto E.lette- La lettura aumentata per un Safe Space intersezionale e itinerante. Proseguiremo con laboratori di scrittura, con una nuova trasmissione radio tematizzata sull’autismo e il femminile, un cineforum, nuove pubblicazioni e molto altro.

In particolare, ci piacerebbe tenere uno spazio aperto di scrittura e discussione sul nostro sito, dove pubblicare poesie e testi originali, consigli di lettura, riflessioni e aggiornamenti sullo stato dei lavori.

Cominciamo oggi, 25 novembre 2021, data significativa per l’argomento visto che è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, pubblicando una poesia di Azzurra D’Agostino. Foto di copertina: Beatrice Bruni.

FRATTURE

Ho letto in un saggio che ci sono degli antropologi
che per parlare di violenza studiano le fratture
sui resti umani di secoli e secoli fa, inumati per il caso.
Dalle polveri di uno scavo archeologico lo svaso
di fosse su fosse aperte a San Miniato hanno
dato decine di scheletri medievali.
Sembrano all’apparenza uguali, ma poi
c’è una differenza, una piccola cosa corrotta:
sui corpi di donne si vede che spesso l’ulna è rotta.
Gli studiosi la chiamano ‘frattura da parata’
ovvero l’alzata di un braccio a proteggere il capo, il viso.
Quello che abbiamo allora è forse il corpo di qualcuno ucciso
senza spada, senza armi, ma picchiato da vicino,
è questo che quel corpo da secoli può mostrarmi.

Passavano nel VI secolo sulla strada crocevia tra Firenze, Pisa, Lucca e Siena
i virili eserciti che si contendevano la Tuscia. E mostrano fratture pregresse
e guarite, ferite di armi da taglio sulle coste, traumi che lasciano immaginare
guerre e razzie, corazze robuste. Non si parla nei libri di storia di ulne e storture
quelle sono faccende domestiche, piccole, se ne stanno in casa chiuse, sicure.

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