SAGA operaia. Capitolo I.

In questi articoli raccoglieremo in un diario collettivo le nostre impressioni seguendo il presidio davanti alla fabbrica SAGA a Gaggio Montano (BO), di cui la proprietà (gruppo Èvoca) il 5 novembre scorso ha dichiarato la chiusura, con conseguente perdita del lavoro di 220 persone.

 

Diario di: Azzurra D’Agostino, 16-19 novembre 2021.

Arrivo al presidio davanti alla fabbrica di SAGA e incontro le persone. Ci sono molte donne: Laura, Katia, Mariella, Carla. C’è chi mi racconta la propria vicenda personale, qualcosa che commuove. Tony mi spiega come è articolato il settore delle macchine automatiche, cosa producono lì, come funziona tutto. Rudi mi fa lo storico dell’azienda dagli anni ’80 ad oggi, coi vari passaggi di vendita-acquisto-vendita-chiusura-riconversione ecc della SAECO da parte delle varie multinazionali. Per chi vive qui la Saeco è come la Ferrari per Maranello o la Fiat per Torino. Lo so benissimo: tutti noi che siamo nati qui siamo amici o anche solo conoscenti di centinaia di persone che hanno lavorato o lavorano in Saeco, nelle sue varie declinazioni. So cosa vuol dire un presidio davanti alla fabbrica dallesperienza del 2016. Solo che stavolta, sarò io più stanca, sarà il venire da due anni di delirio generale, sarà la difficoltà di capire cosa sta succedendo davvero, ma mi accorgo che reggo malissimo la botta. Per giorni sono sopraffatta dal senso di non riuscire a mettere insieme delle parole che rendano il senso di fatica, dispiacere, rabbia e disgusto verso la miopia del nostro vivere (sì, perché questo fatto di cronaca si allarga a tutto, in modo generalizzato: al mondo del lavoro, a quello della cultura, alla società, al sistema, alla relazione col pianeta, all’universo e se fosse possibile anche oltre). Scrivo e scrivo, ma non sono contenta. Mi sembrano sempre resoconti parziali, limitati, inesatti. Siccome tengono presente alcuni fatti che comunque meritano ascolto, li tengo comunque buoni e li raccolgo, li prendo come vengono. Ma cosa restituire alle persone incontrate al presidio, per far sentire loro quanto non siano sole, quanto questa storia sia una storia collettiva, che ci riguarda tutti? E niente, penso che la cosa più sincera da fare sia scrivere cosa provo io, e non solo io: che quando ne parlo con i miei amici di avventura, dentro SassiScritti, torna per tutti lo stesso smarrimento. Lara mi racconta che lei piange ogni volta che si parla di questa storia. Forse non importa se quello che esce non è perfetto, non è una poesia e nemmeno un articolo di denuncia, ma solo un racconto piccolo che tende una mano, che cerca di fare da ponte, di scaldare un po’ chi in questi giorni sta ore e ore sotto la pioggia per ribadire l’importanza del legame con la propria terra. Perché non si tratta ‘solo’ di lavoro; la frase che ho sentito più spesso in questi anni è: se chiudono, la montagna muore. Ci penso su. Sì, la montagna per come la conosciamo sta morendo. Cosa arriverà dopo, non lo so. Di certo, l’ignoto fa paura.

SAGA OPERAIA

Vorrei scrivere una poesia
che fosse capace di dire come ci si sente
dopo essere stati a un presidio davanti a una fabbrica
una fabbrica di montagna, come tante, che per molti
non conta niente, come tutte le cose che stanno lontano
che sono scomode, provinciali, che non conoscono
come va il mondo. Invece lo sanno, come va il mondo
il mondo va che lo rendiamo uno schifo, che siam sempre
dietro a fare dei conti e questi conti son tutti sbagliati
se le persone non contano niente, se la terra non conta niente
se le cose piccole non contano niente, se gli onesti non contano niente
se la disperazione non conta niente, se passare la vita in fabbrica
non conta niente, se tirar su dei figli non conta niente, se l’aria
gli animali, gli orti, le case, le fontane, i libri, i cinema, i posti dove nascono
i bambini non contano niente. Vorrei dire come ci si sente
quando arrivi lì e la prima cosa che fanno ti offrono le castagne
arrostite sul bidone col fuoco dentro, se tutti ti mostrano i loro occhi
lucidi e stanchi, se intorno c’è l’autunno nebbioso con gli alberi
gialli e rossi e arancioni che spuntano dalla nebbia, se nelle ossa
non sai se è il freddo a fare male o tutte le parole che ti dicono
Tony, Alessio, Laura, Mariella, Rudi, Catia, Simone, storie di figli
lavoro, mutui, patenti speciali, separazioni, straordinari, storie della vita
di tutti, che va avanti, ogni tanto si sente un piccolo rumore,
un ‘crack’ piccolo che non ci fai caso, il responsabile
ti chiede di produrre tanto e in fretta, ma come mai chiedi,
siamo in ordine con le consegne, e invece poi caricano via tutto
macchine, stampi, brevetti, e dopo resta un capannone che è solo
dei muri, dei cancelli chiusi, un posto come un altro dal nord al sud
di questo nostro posto così bello e crudele. La cronaca spazzerà via
anche questa notizia con altre notizie? Resteremo fuori dalla storia
anche noi, coi nostri quaranta, cinquant’anni di vita addosso? Il piccolo
rumore diventa un botto, un boato, la voce di un popolo arrabbiato
e stanco, spolpato, e quello che verrà aggiustato, se verrà aggiustato,
sarà sempre un coccio incollato, una cosa che non fa figura neanche
quando è un vaso sul tavolo, figurati se è un pezzo intero di mondo.
In sottofondo, al presidio, hanno messo una canzone di Vasco,
mentre passa continuamente una sfilata di gente che porta dei doni:
arance, pizza, cartoni coi cornetti, dei vecchietti con le borse della spesa.
È talmente forte vedere questo, intuire la linea sottile che c’è tra bene e male
capire che per ogni uomo che pensa come se fosse solo, ce ne sono dieci, cento
che possono pensare a se stessi unicamente come uno stormo in volo.
Vorrei scrivere una poesia che fosse capace di dire tante cose
che potesse almeno far sentire meno sole le persone, visto che una poesia
da sola, di certo non cambia il mondo. Ma niente, da solo, cambia il mondo.
Prendiamo in considerazione questo per un minuto.
Che possiamo chiedere aiuto.
Che possiamo dire no a quello che ci fa male.
Che siamo capaci di fare un presidio anche sotto al temporale.

2 Risposte a “SAGA operaia. Capitolo I.”

  1. Stefano Nadini dice: Rispondi

    Bellissima. Commovente.

    1. grazie. andremo avanti a scrivere ancora…

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